72° anniversario della Rivoluzione del Re e del Popolo: un impegno continuo a portare avanti la fiaccola in uno spirito di unità nazionale e territoriale

Rabat – La celebrazione, mercoledì 20 agosto 2025, del 72° anniversario della Rivoluzione del Re e del Popolo è ogni anno un’occasione per ricordare un grande momento nella storia del Regno che ha incarnato le più belle illustrazioni di simbiosi nella lotta nazionale condotta dal fedele popolo marocchino, sotto la guida del Glorioso Trono Alaouita, per la libertà, l’indipendenza e l’unità della Patria.

La storia di questa epopea inizia il 20 agosto 1953, quando il colonizzatore decise di costringere all’esilio il simbolo della sovranità nazionale, l’eroe della liberazione e dell’indipendenza e il primo combattente della resistenza, il defunto Sovrano, il defunto S.M. Mohammed V, insieme all’illustre Famiglia Reale, credendo erroneamente che questa decisione avrebbe spento la fiamma della lotta nazionale e avrebbe finito per rompere i forti legami che univano il popolo al Trono, indica un comunicato stampa dell’Alto Commissariato per gli ex combattenti della resistenza e gli ex membri dell’esercito di liberazione.

Ma questo atto ignobile avrà in seguito un effetto opposto, segnando l’inizio della fine della presenza coloniale e piantando l’ultimo chiodo nella bara del colonizzatore, poiché il popolo marocchino mostrerà una feroce resistenza a questo vile complotto, acconsentendo a immensi sacrifici per la gloria e la dignità della patria, la sua sovranità, la sua identità e il ripristino della legittimità con il glorioso ritorno del legittimo Sovrano che porta trionfalmente la bandiera della libertà e dell’indipendenza, sottolinea la stessa fonte.

L’Alto Commissariato rileva, a questo proposito, che la Rivoluzione del Re e del Popolo rappresenta un momento storico significativo e cruciale nella lotta nazionale condotta per decenni e generazioni dai marocchini di fronte alle provocazioni e alle aggressioni del colonizzatore, realizzando imprese ammirevoli e uniche nella storia della liberazione dei popoli dal giogo del colonialismo e dando un bell’esempio della solidità dei legami esistenti tra tutte le componenti del popolo marocchino, tra la base e il vertice, pur sacrificandosi per difendere la propria religione sacra, le proprie costanti nazionali e la propria identità nazionale.

Ha aggiunto che questa epopea della rivoluzione del Re e del popolo occupa un posto molto speciale nel cuore di ogni marocchino, essendo una splendida illustrazione dei valori del patriottismo, dell’orgoglio di appartenenza nazionale, del sacrificio, dell’impegno e della lealtà e anche del trionfo della volontà del Trono e del popolo.

Il documento ricorda che i marocchini contrastarono le ambizioni e i desideri stranieri, dimostrando convinzione e determinazione di fronte ai dettami del colonizzatore, citando come esempi la feroce resistenza oppostagli in tutto il Regno, tra cui le battaglie di Elhri nel Medio Atlante nel 1914, di Anoual nel Rif (1921-1926), di Boughafer a Ouarzazate o la battaglia di Jbel Baddou a Errachidia nel 1933.

L’Alto Commissariato ricorda inoltre che l’azione politica è proseguita in seguito, opponendosi al cosiddetto Dahir berbero del 1930, che mirava a dividere il popolo marocchino e a seminare i semi del razzismo e del fanatismo tribale ed etnico, evocando in questo registro la presentazione di numerose richieste di riforma, tra cui il programma nazionale di riforme, la continuazione della mobilitazione nazionale, la promozione dei valori religiosi e nazionali, nonché l’educazione autentica o la sensibilizzazione dell’opinione pubblica e di tutte le componenti del popolo marocchino sui loro legittimi diritti e sulla giustezza delle richieste nazionali.

Sforzi colossali e instancabili coronati dalla presentazione, l’11 gennaio 1944, del ”Manifesto dell’Indipendenza”, un documento che illustra la chiarezza della visione e degli obiettivi, nonché la forte determinazione del Trono e del popolo a liberarsi dal giogo del colonizzatore, in un’ondata di consultazione e consenso tra l’eroe della liberazione e dell’indipendenza e il primo combattente della resistenza, il defunto Sovrano Sua Maestà Mohammed V e i leader del movimento nazionale, sottolinea la stessa fonte, prima di aggiungere che ciò rappresenta una svolta cruciale nella lotta nazionale per l’indipendenza del Marocco e la realizzazione delle sue legittime ambizioni per un futuro promettente.

Il 9 aprile 1947, il defunto Sua Maestà Mohammed V visitò Tangeri dove pronunciò il suo storico discorso in cui il defunto Sovrano definì le nuove sfide della nuova fase della lotta nazionale, rivendicando apertamente l’indipendenza del Marocco e la sua unità nazionale, ricorda il documento, notando che questa visita di unità illustra magistralmente la ferma volontà del Marocco di realizzare il suo legittimo diritto all’indipendenza, nonché il suo attaccamento alla sua unità, ai suoi fondamenti storici e di civiltà, nonché la sua appartenenza al mondo arabo-islamico e la sua mobilitazione a favore della difesa dei valori religiosi, delle costanti nazionali e della sua identità di civiltà, culturale, sociale e umanistica.

L’Alto Commissariato segnala che questa visita reale ha immediatamente innescato tensioni e una feroce lotta tra il Palazzo Reale e la Residenza Generale del protettorato francese, che ha lavorato per fare pressione sul simbolo dell’unità marocchina e della sovranità nazionale, con l’obiettivo di seminare divisione tra il Re, il popolo e il movimento di liberazione, rilevando che tutte le manovre del colonizzatore non hanno minato la volontà, al contrario hanno esacerbato le tensioni fino a uno scontro frontale con le autorità coloniali.

Di fronte alla coesione del Trono e del popolo, nonché alle posizioni eroiche del defunto Sovrano, il defunto S.M. Mohammed V, che rimase imperturbabile di fronte alle manovre della Residenza Generale del protettorato francese, le autorità coloniali furono costrette a minare il simbolo della nazione e il garante della sua unità, decidendo il suo esilio accanto alla Famiglia Reale il 20 agosto 1953, convinte erroneamente che questa decisione avrebbe posto fine alla resistenza, ammirando la posizione coraggiosa dell’eroe della liberazione e dell’indipendenza che si rifiutò di cedere nonostante la minaccia dell’esilio, preferendo difendere le sue convinzioni e le sue scelte a favore della sovranità nazionale nonché dell’orgoglio e della dignità del popolo marocchino.

Ed è in questa difficile situazione che i combattenti della resistenza moltiplicarono gli atti di coraggio e sacrificio con l’unico obiettivo del ritorno dall’esilio del legittimo Sovrano e dell’illustre Famiglia Reale e della successiva proclamazione dell’indipendenza, ha affermato l’Alto Commissariato, prima di aggiungere che le manifestazioni di protesta e i ripetuti attacchi della resistenza scatenarono le operazioni dell’esercito di liberazione nel nord del paese il 1° ottobre 1955.

Di fronte a questa rivoluzione, il potere coloniale non ebbe altra scelta che cedere alla volontà del Trono e del popolo, liberando il re “Moujahid” e la sua illustre famiglia il 16 novembre 1955, cosa che suscitò un immenso giubilo nel paese sotto il segno dell’indipendenza, inaugurando così il capitolo della grande jihad, la grande lotta economica e sociale per la costruzione di un Marocco libero e indipendente, determinato a conquistare la sua integrità territoriale.

La marcia di liberazione e il completamento dell’indipendenza nazionale continuarono con la riconquista di Tarfaya il 15 aprile 1958 e di Sidi Ifni il 30 giugno 1969, ricorda la stessa fonte, prima di sottolineare che questa epopea eroica portò alla liberazione delle restanti parti usurpate del Sahara marocchino grazie alla simbiosi tra il Trono e il popolo, in particolare al genio e alla saggezza dell’iniziatore della gloriosa marcia verde, il defunto Sua Maestà Hassan II, che rese possibile il 28 febbraio 1976 la cacciata dell’ultimo soldato straniero di stanza nel Sahara marocchino, nonché la riconquista della provincia di Oued Eddahab il 14 agosto 1979.

In questo documento, la famiglia della resistenza e dell’esercito di liberazione sottolinea che, celebrando questo 72° anniversario della rivoluzione del Re e del Popolo, che coincide con la celebrazione del 62° anniversario di Sua Maestà il Re Mohammed VI, si cerca soprattutto di instillare nelle giovani generazioni i valori e gli insegnamenti di questa grandiosa epopea, ispirandosi in questo approccio alle Alte Direttive Reali che invitano a trarre lezioni dalla lotta nazionale.

“Si tratta di una nobile missione e di una responsabilità che ricade sulle spalle di tutti i marocchini, come è stato più volte ribadito da Sua Maestà il Re Mohammed VI, che Dio lo assista”, sottolinea l’Alto Commissariato.

La Famiglia della Resistenza ribadisce, in questa occasione, la sua fedeltà e lealtà al Glorioso Trono alawita e ribadisce la sua costante mobilitazione a fianco di Sua Maestà il Re Mohammed VI nella difesa dell’integrità territoriale, accogliendo con favore l’iniziativa marocchina di concedere un’autonomia estesa alle province meridionali sotto sovranità nazionale.

A questo proposito, ribadisce che questa iniziativa marocchina beneficia del consenso nazionale e del sostegno della comunità internazionale, che la ritiene un piano democratico e pragmatico per giungere a una soluzione definitiva a questo conflitto artificiale.

In questo senso, la Famiglia della Resistenza accoglie con grande favore il discorso di Sua Maestà il Re Mohammed VI pronunciato il 29 luglio 2025, in occasione del 26° anniversario dell’ascesa del Sovrano al Trono dei Suoi Gloriosi Antenati, in cui Sua Maestà il Re ha in particolare ribadito la determinazione del Marocco ad aprirsi al suo ambiente e il suo attaccamento all’edificio del Maghreb.