I fossili umani rinvenuti a Casablanca gettano nuova luce su un periodo chiave dell’evoluzione umana

 

Rabat – La scoperta di nuovi fossili di ominidi trovati in una cavità nella cava Thomas I a Casablanca è stata annunciata mercoledì a Rabat, fornendo una nuova visione di un periodo chiave dell’evoluzione umana.

L’annuncio è stato dato nel corso di un incontro caratterizzato dalla presenza del ministro della Gioventù, della Cultura e della Comunicazione Mohamed Mehdi Bensaid, parallelamente alla pubblicazione di uno studio sulla rivista “Nature” da parte di un team di ricerca internazionale, che ha presentato l’analisi dei nuovi fossili di ominini rinvenuti in una cavità della cava Thomas I a Casablanca, nell’ambito del programma franco-marocchino “Preistoria di Casablanca”.

Questo programma fa parte di una collaborazione istituzionale tra il Ministero marocchino delle scienze archeologiche e del patrimonio (INSAP) e il Ministero francese degli affari esteri, attraverso la missione archeologica francese “Casablanca” e co-diretto da Abderrahim Mohib (INSAP), Rosalia Gallotti (Università di Montpellier Paul Valéry & LabEx Archimède) e Camille Daujeard (MNHN/CNRS-HNHP).

In questa occasione, Mohib ha indicato che i risultati di questo studio fanno parte del programma di ricerca marocchino-francese “Prehistory of Casablanca” e della collaborazione istituzionale tra l’INSAP e diverse istituzioni e università internazionali.

Il materiale studiato, che comprende diverse mandibole umane, tra cui quelle di due adulti e un bambino, ma anche resti dentali e post-cranici, combina caratteristiche arcaiche osservate nell’Homo erectus con caratteristiche derivate più moderne, ha aggiunto.

Ha inoltre sottolineato che i sedimenti che costituiscono il riempimento della cavità e contengono i resti fossili hanno fornito una registrazione ad alta risoluzione dell’inversione magnetica di Matuyama-Brunhes, risalente a 773.000 anni fa, fornendo una delle età più precise e robuste di un sito che ha consegnato resti umani.

L’analisi magnetostratigrafica, di una risoluzione senza precedenti per un sito che ha consegnato resti di ominidi, ha reso possibile datare questi fossili con straordinaria precisione, ha aggiunto il professore, osservando che l’intero documento delle popolazioni umane ancora poco conosciute per questo periodo cardine, situato tra le antiche forme del genere Homo e i lignaggi più recenti.

Queste scoperte colmano un’importante lacuna nella documentazione fossile africana, in un momento in cui i dati paleogenetici collocano la divergenza tra il lignaggio africano che porta all’Homo sapiens e i lignaggi eurasiatici che hanno avuto origine dai Neanderthal e dai Denisoviani, ha continuato, spiegando che i fossili presentano una combinazione originale di caratteri primitivi e più evoluti, a testimonianza delle popolazioni umane vicine a questa fase di divergenza.

Essi confermano così l’età e la profondità delle radici africane della nostra specie, sottolineando al contempo il ruolo chiave del Nord Africa nelle principali fasi dell’evoluzione umana.

Grazie a una datazione accurata basata sulla registrazione del campo magnetico terrestre, questi resti possono essere sostituiti con grande affidabilità cronologica nella storia antica delle popolazioni umane in Africa. Fanno luce sull’emergere del lignaggio Homo sapiens e rafforzano l’idea che le sue radici profonde siano africane.

Bensaid, da parte sua, ha sottolineato che questa scoperta è il risultato di un duro lavoro scientifico svolto dall’Istituto nazionale di archeologia e scienze del patrimonio, in collaborazione con università e istituzioni internazionali, nel corso di diversi anni di ricerca sul campo e di analisi accademica, con il contributo di professori, ricercatori e studenti.

Il ministro ha inoltre indicato che l’annuncio di questa scoperta coincide con la sua pubblicazione sulla rivista “Nature”, una delle più importanti riviste scientifiche al mondo, che riflette il suo valore scientifico e internazionale, esprimendo l’orgoglio del Marocco per le sue capacità scientifiche nazionali, che conducono ricerche a questo livello e contribuiscono all’arricchimento della conoscenza umana.

Questa scoperta conferma ancora una volta il posto distinto del Marocco nella mappa mondiale della ricerca archeologica, dopo la precedente evidenziazione del più antico Homo sapiens nel sito di Jbel Irhoud, che ci riporta a un periodo ancora più antico della storia umana, prima della comparsa dell’Homo sapiens.

La scoperta fa parte di una serie di importanti scoperte archeologiche fatte in Marocco negli ultimi decenni, che documentano pietre miliari della storia evolutiva umana, tra cui la scoperta dei resti del più antico Homo sapiens nel sito di Jbel Irhoud, rafforzando la posizione del Regno come uno degli spazi chiave per comprendere le radici profonde dell’umanità.