Il Marocco detronizza il Sudafrica e diventa il paese più industrializzato d’Africa

 

Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dalla Banca Africana di Sviluppo (AfDB), il Regno Cherifiano ha appena strappato il primo posto continentale al Sudafrica in termini di industrializzazione. Un’ascesa che consacra oltre un decennio di riforme strutturali e un’integrazione di successo nelle catene del valore globali.

È una vera e propria svolta nel panorama economico africano. A lungo dominata dal Sudafrica, la classifica dei paesi più industrializzati del continente vede oggi il Marocco insediarsi sul gradino più alto del podio. Secondo l’ultimo aggiornamento dell'”Indice di Industrializzazione in Africa” reso noto questo giovedì dalla Banca Africana di Sviluppo, il Marocco supera ormai la Nazione Arcobaleno.

Già posizionatosi al secondo posto nell’edizione 2022 di questo stesso indice, il Regno ha saputo mantenere una dinamica di crescita costante per colmare infine il suo divario e assumere la leadership continentale. L’Egitto completa il terzetto di testa di questa classifica molto seguita dagli investitori internazionali.

I motori del successo marocchino

Per gli esperti dell’AfDB, questa consacrazione non è frutto del caso. È il risultato di una visione governativa a lungo termine che ha fatto dello sviluppo industriale una priorità assoluta. Il Marocco ha saputo imporsi come un hub competitivo in settori manifatturieri ad alto valore aggiunto.

L’industria automobilistica, vera punta di diamante dell’economia marocchina, viaggia a pieno regime, esportando in modo massiccio verso l’Europa e il resto del mondo. Questa dinamica è fortemente sostenuta da infrastrutture logistiche di livello mondiale, come il mega-complesso portuale Tanger Med. A ciò si aggiungono performance notevoli nell’aeronautica, nell’agroindustria, nella produzione di fertilizzanti complessi da parte del colosso OCP e l’emergere di ecosistemi legati alle tecnologie verdi e alle energie rinnovabili. La stabilità macroeconomica e il continuo miglioramento del clima d’affari hanno così permesso di attrarre flussi costanti di investimenti diretti esteri (IDE).

Il Sudafrica penalizzato dalle sue sfide interne

Sul versante sudafricano, la perdita di questa posizione di leader storico mette in luce le gravi difficoltà strutturali che Pretoria sta affrontando. L’AfDB sottolinea nel suo rapporto che la macchina industriale del Sudafrica è stata pesantemente inceppata da un’endemica crisi energetica. I ripetuti blackout elettrici, imposti dalla compagnia nazionale Eskom, hanno asfissiato il settore manifatturiero, costretto a lavorare a rilento.

A queste carenze energetiche si aggiungono le sfide legate all’obsolescenza delle infrastrutture ferroviarie e portuali, nonché un contesto sociale a volte teso. Tutti ostacoli che hanno impedito alla Nazione Arcobaleno di mantenere il passo di fronte all’ascesa dei suoi concorrenti nordafricani.

Un modello di trasformazione per il continente

Diventando la prima potenza industriale d’Africa, il Marocco traccia una nuova strada. La Banca Africana di Sviluppo ricorda regolarmente che “il percorso della prosperità passa inevitabilmente attraverso lo sviluppo industriale”. Il modello marocchino dimostra che con una politica di investimenti proattiva, lo sviluppo del capitale umano e un’aggressiva strategia di esportazione, è possibile trasformare strutturalmente un’economia.

  1. Un segnale forte che, secondo l’istituzione panafricana, dovrebbe spingere altre nazioni del continente a raddoppiare gli sforzi. Con la sua giovane forza lavoro e le sue abbondanti risorse, l’Africa possiede, oggi più che mai, tutte le carte in regola per diventare la prossima frontiera globale dello sviluppo industriale.