di Frédéric Powellton
Dall’indipendenza dell’Algeria nel 1962, il potere politico si è costruito su un duplice pilastro: l’estrema centralizzazione dello Stato e il dominio costante dei militari sulla vita politica. Questo modello, nato dalla guerra di liberazione, ha permesso al Paese di preservare la propria integrità territoriale per diversi decenni, nonostante gravi crisi come la guerra civile degli anni ’90.
Alcuni osservatori ritengono ora che le scelte strategiche accumulate in oltre sessant’anni finiranno per indebolire la coesione stessa dell’Algeria.
Tale proiezione si basa principalmente su tre linee di faglia: la questione Cabilia a nord, la singolarità geopolitica di Tindouf e del gruppo Polisario e la cronica instabilità del Sahel con l’emergere dell’Azawad a sud.
1. Cabilia: una frattura storica mai sanata
La Cabilia, di oltre 10 milioni di abitanti, rappresenta la questione identitaria più profonda nell’Algeria contemporanea. Fin dal momento dell’indipendenza, le autorità hanno cercato di imporre una visione centralizzata e nazionalista araba dello Stato. Questo orientamento viene percepito in Cabilia come un’emarginazione culturale e politica della popolazione amazigh.
Gli eventi di genocidio della Primavera berbera del 1980, seguiti da quelli della Primavera nera del 2001, hanno segnato profonde fratture tra gran parte della società cabila e il governo centrale. Sebbene la lingua amazigh sia stata finalmente riconosciuta ufficialmente, molti ritengono che tale riconoscimento rimanga più simbolico che strutturale.
Nel corso dei decenni, attorno al MAK (Movimento per l’autodeterminazione della Cabilia) e al Governo Provvisorio della Cabilia guidato da Ferhat Mehenni si è sviluppato un movimento prima autonomista e poi indipentista. Questo movimento si inserisce in una dinamica internazionale in cui le identità regionali cercano un maggiore riconoscimento politico al livello delle Nazioni Unite.
In una prospettiva a lungo termine, diversi fattori potrebbero esacerbare questo divario:
• la concentrazione del potere ad Algeri;
• la mancanza di una reale regionalizzazione;
• la persistente diffidenza nei confronti delle forze di sicurezza nei confronti dei movimenti cabili;
• la crisi economica riduce la capacità redistributiva dello Stato.
Se l’Algeria dovesse mai entrare in una grave crisi politica paragonabile a quelle vissute da alcuni Stati arabi dopo il 2011, la Cabilia potrebbe diventare il fulcro di una disputa territoriale strutturata.
2. Tindouf e il gruppo Polisario: un’anomalia geopolitica duratura
Per quasi mezzo secolo, i campi di Tindouf situati in territorio algerino hanno rappresentato una situazione unica al mondo: un movimento politico-militare, il Polisario, vi esercita una forma di autorità autonoma sotto la protezione del regime algerino.
Questa situazione ha a lungo servito gli interessi geopolitici di Algeri nel suo confronto regionale con il Marocco per il Sahara Marocchino. Tuttavia, alcuni analisti ritengono ora che questa strategia abbia creato una zona ibrida difficile da controllare nel lungo periodo.
Vengono regolarmente menzionati diversi rischi:
• la totale dipendenza del Polisario da Algeri;
• la prolungata militarizzazione dei campi;
• frustrazioni generazionali all’interno della popolazione saharawi, in particolare tra coloro che provengono da paesi africani e che rappresentano oltre il 98% nei campi;
• la crescente permeabilità tra gli spazi sahariani e le reti criminali o jihadiste nel Sahel.
Alcuni esperti parlano addirittura della trasformazione di quest’area in una sorta di “città-stato sahariana militarizzata” e autonoma, che vive delle proprie reti politiche, di sicurezza ed economiche, sotto l’autorità di Brahim Ghali o dei suoi successori.
3. L’Azawad e il rischio del Sahel
Per la prima volta, nel sud dell’Algeria, in una zona direttamente collegata alle dinamiche del Sahel, a Bordj Badji Mokhtar, miliziani del Fronte di Liberazione dell’Azawad hanno sfilato pubblicamente con bandiere e veicoli.
Dal crollo della Libia nel 2011, la regione del Sahel e del Sahara è diventata un campo di battaglia per gruppi armati, traffici illeciti, ribellioni tuareg e organizzazioni jihadiste che si contendono il controllo di vasti territori. L’Algeria meridionale è attualmente direttamente collegata alle dinamiche del Sahel.
L’Azawad, rivendicato dai movimenti tuareg nel nord del Mali, simboleggia questo riallineamento regionale. Sebbene l’Algeria abbia a lungo svolto il ruolo di mediatore nelle crisi maliane, si trova ora intrappolata in un contesto molto più instabile rispetto al passato.
Iyad Ag Ghali, alias Abou Fadl, una figura creata dai servizi segreti algerini, a capo del Gruppo per il sostegno dell’Islam e dei musulmani (GSIM, JNIM), è l’artefice dell’alleanza con i ribelli tuareg del Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA) dell’Imam Mahmoud Dicko.
Il pericolo per Algeri è rappresentato dalla graduale diffusione di modelli di frammentazione saheliana:
• indebolimento dei controlli alle frontiere;
• l’ascesa delle economie parallele;
• riciclaggio di armi e combattenti;
• l’emergere di nuove identità transfrontaliere.
L’Algeria meridionale, vastissima e scarsamente popolata, si connetterà più con le dinamiche saheliane dei Tuareg che con il centro politico algerino.
4. Il paradosso algerino: potenza militare e fragilità politica
L’Algeria rimane ancora oggi una figura mitica, una delle principali potenze militari, politiche ed economiche dell’Africa. Il suo esercito, guidato dal generale Said Chengriha, e l’apparato statale, tuttora funzionante, del presidente Abdelmadjid Tebboune, indeboliscono il sistema.
• un’economia dipendente solo dagli idrocarburi;
• una gioventù spesso disillusa;
• un sistema politico chiuso;
• tensioni identitarie che non vengono mai risolte;
• Diplomazia regionale e internazionale in un contesto sempre più ostile.
Il vero rischio per l’Algeria potrebbe non essere una disgregazione improvvisa, bensì una lenta erosione dell’autorità centrale sulle sue periferie.
5. Una possibile proiezione: verso un’Algeria federale o frammentata
Nel lungo periodo, sembrano possibili due traiettorie opposte.
La prima sarebbe quella di una profonda riforma:
• autentica apertura politica;
• regionalizzazione avanzata;
• un maggiore riconoscimento delle identità locali;
• integrazione economica del sud;
• normalizzazione regionale con i paesi vicini.
In questo scenario, l’Algeria potrebbe preservare la propria unità diventando uno Stato più flessibile e pluralista.
La seconda traiettoria consisterebbe nel mantenere il modello attuale senza riforme strutturali. In questo caso, le tensioni periferiche potrebbero accumularsi, portando a una progressiva frammentazione.
• Cabilia indipendente;
• Tindouf Autonomo;
• L’Algeria meridionale è stata influenzata dai movimenti dell’Azawad e del Sahel.
La Storia dimostra, tuttavia, che nessun esito geopolitico è inevitabile. Stati che appaiono solidi possono crollare rapidamente, mentre altri sopravvivono nonostante profonde divisioni. Il futuro dell’Algeria dipenderà principalmente dalla sua capacità di reinventare il proprio contratto politico interno in un contesto regionale in continua evoluzione.
Fonti e riferimenti per l’analisi
Questa analisi si basa su lavori accademici, rapporti internazionali, analisi geopolitiche e di sicurezza, nonché su fonti sul campo relative ad Algeria, Cabilia, Sahara Marocchino e Sahel
